Marchi cinesi verso il 30% del mercato auto entro il 2036: la sfida per i concessionari italiani

Il nuovo report di Methodos Consulting fotografa la trasformazione del settore automotive tra crescita dei costruttori cinesi, nuove motorizzazioni e strategie per il futuro delle reti di vendita.

Il mercato automobilistico europeo sta vivendo una delle trasformazioni più profonde della sua storia. L’avanzata dei costruttori cinesi, la rapida evoluzione delle motorizzazioni e il cambiamento delle esigenze dei consumatori stanno ridisegnando gli equilibri competitivi, imponendo nuove strategie sia alle Case automobilistiche sia alle reti di concessionari. A fotografare questo scenario è il report “Mercato Auto: scenari, sfide globali e il confronto con la Cina”, realizzato dal Centro Studi Methodos Consulting, che analizza le principali dinamiche in atto e le prospettive per il mercato italiano.

I marchi cinesi accelerano la crescita

Secondo lo studio, i marchi cinesi analizzati sono passati da una quota di mercato dello 0,20% nel 2019 all’8,08% nel 2025, arrivando al 13,30% nel maggio 2026. Una crescita sostenuta da un’offerta sempre più ampia, prezzi competitivi, ricche dotazioni tecnologiche e cicli di sviluppo dei modelli particolarmente rapidi. Tra i protagonisti di questa espansione figurano anche marchi come Leapmotor, che hanno beneficiato dell’interesse crescente verso le vetture elettrificate e di un posizionamento competitivo sul mercato.

Il mercato cambia alimentazione

Parallelamente cresce anche la diversificazione delle motorizzazioni. Nei primi cinque mesi del 2026 le vetture esclusivamente termiche rappresentano il 32,69% delle immatricolazioni, contro il 93,40% del 2019. Nello stesso periodo le alimentazioni ibride hanno raggiunto il 59,19%, mentre le auto completamente elettriche si attestano all’8,12%. Una trasformazione che richiede ai concessionari di gestire contemporaneamente tecnologie differenti, nuovi modelli di vendita e una clientela sempre più diversificata.

La pressione sui costruttori europei

L’offerta dei produttori cinesi si concentra soprattutto nei segmenti B e C, quelli più importanti per il mercato europeo e per i volumi delle concessionarie. Il loro posizionamento competitivo, caratterizzato da un interessante rapporto tra prezzo, tecnologia e dotazioni, aumenta la pressione sui costruttori tradizionali, chiamati a sostenere investimenti nella transizione energetica, nella digitalizzazione e nello sviluppo delle piattaforme elettriche. Secondo lo scenario elaborato da Methodos Consulting, la quota dei marchi cinesi potrebbe raggiungere il 30% del mercato entro il 2036. Non si tratta di una previsione certa, ma di uno scenario costruito sulla base delle tendenze attuali, dell’evoluzione normativa e delle strategie industriali dei principali operatori.

Le priorità per i concessionari

La trasformazione coinvolgerà direttamente anche le reti di vendita. Per Vincenzo Pantaleoni, Senior Partner di Methodos Consulting, il concessionario del futuro dovrà valutare ogni nuovo mandato non soltanto in funzione dei volumi, ma soprattutto della redditività e della sostenibilità economica. Il report individua quattro direttrici strategiche:

  • monitorare costantemente margini, rotazione dello stock e costi finanziari;
  • rafforzare le attività a maggiore redditività, come post-vendita, servizi finanziari, assicurativi, usato e noleggio;
  • accelerare digitalizzazione, analisi dei dati e formazione del personale;
  • diversificare il portafoglio marchi e servizi, valutando anche nuovi operatori emergenti.

Post-vendita e ricambi saranno decisivi

Secondo Methodos Consulting, il successo dei nuovi marchi non dipenderà esclusivamente dal prezzo delle vetture, ma anche dalla capacità di garantire un servizio post-vendita efficiente, ricambi disponibili, formazione tecnica e una buona tenuta del valore residuo.

“La crescita dei marchi cinesi rappresenta soltanto una delle componenti della trasformazione in corso”, conclude Pantaleoni. “La vera differenza sarà la capacità dei concessionari di integrare queste opportunità all’interno di un modello di business economicamente sostenibile.”

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